Ogni sportivo, prima di un allenamento o di una gara, ha i suoi riti personali. Molti funzionano veramente, altri non hanno alcun senso, però quello che conta alla fine è la convinzione di aver fatto tutto il possibile per prepararsi al meglio. Sì, perché spesso è una questione puramente di testa, non di fisico.
Per esempio, c’è chi prima di una gara importante tiene sempre una bottiglietta di acqua naturale da mezzo litro in mano fino allo start. Qualcun altro corre rigorosamente con i calzini spaiati, c'e chi deve bere il caffè esattamente 30 minuti prima dello sparo, e poi c’è la faida degli integratori dell’ultimo secondo: chi usa il gel, chi preferisce un dattero, e chi si presenta in griglia mangiando un uovo sodo. Il mondo dei runner è meraviglioso perché è vario, e potremmo stare qui a parlarne all’infinito.
Nel grande ricettario delle stranezze da spogliatoio, si sente e si vede di tutto. C'e il calciatore che deve calpestare il campo per primo con il piede sinistro o il runner che deve allacciarsi la scarpa sinistra tre volte. Per non parlare delle tappe forzate pre-gara: a chi non è capitato di vedere qualcuno che fa la pipì a centrocampo o, nelle retrovie delle maratone, gente che evacua al volo dietro un cespuglio senza troppi complimenti pur di svuotarsi prima del via?
Eppure, in mezzo a tutti questi rituali e confidenze igieniche dell'ultimo minuto, c'è un argomento che non diventa quasi mai conversazione da griglia di partenza: il sesso della sera prima.
Dal divieto assoluto ai vecchi miti
Siamo tutti d’accordo che c’è stato un lungo periodo storico in cui consumare un rapporto la sera prima di una competizione – o peggio, durante un intero blocco di preparazione – era considerato il peccato originale dell’atleta.
Gli allenatori della vecchia scuola (pensiamo al pugilato o ai ritiri blindati del calcio anni '70 e '80) ne facevano una questione di "conservazione dell'energia vitale". L'astinenza forzata veniva imposta per accumulare testosterone, aggressività e quella che chiamavano "cattiveria agonistica". L’idea di fondo era quasi biblica: l’atto sessuale svuotava l'atleta delle sue forze, lasciandolo fiacco, svuotato e deconcentrato.
Cosa dice la scienza nel 2026?
Ma lasciamo i miti al secolo scorso. Cosa ne pensa davvero la medicina dello sport oggi, nel 2026? Gli studi più recenti hanno definitivamente sdoganato l'attività sotto le lenzuola, basandosi su dati fisiologici ed endocrini molto chiari:
- L'impatto metabolico è minimo: In termini clinici, un rapporto sessuale medio richiede un dispendio energetico stimato tra i 3 e i 4 MET (l'equivalente metabolico di una camminata a passo svelto o di salire due rampe di scale). Per il corpo di un runner, le riserve di glicogeno muscolare restano praticamente intatte. Non è certo questo a bruciarvi i carboidrati per la gara.
- Il fattore sonno (e cortisolo): Il sesso serale stimola la produzione di ossitocina ed endorfine, abbassando i livelli di cortisolo (l'ormone dello stress da gara). Questo attiva il sistema nervoso parasimpatico, favorendo un sonno più profondo e un recupero muscolare ottimale. In breve: si dorme meglio e ci si rigenera.
- Uomini e donne, due mondi diversi: I vecchi divieti erano scritti da uomini per gli uomini, basadosi sul timore (smentito) di un calo di testosterone. La moderna endocrinologia dello sport evidenzia che nelle atlete l'orgasmo pre-gara può addirittura generare un picco di testosterone a breve termine, che si traduce in maggiore reattività e determinazione agonistica il giorno dopo.
- La regola delle 2 ore: L'unico vero semaforo rosso degli esperti riguarda la vicinanza allo start. Fare sesso a ridosso dello sforzo (meno di due ore) altera la concentrazione a causa del picco di prolattina, che induce rilassamento muscolare e sonnolenza. Ma se parliamo della sera prima, l'impatto sulla forza massima e sulla resistenza il giorno dopo è pari a zero.
Questione di brio (e di imprevisti)
C'è però un dettaglio che la scienza analizza solo in parte, ma che noi runner conosciamo benissimo: lo stato mentale.
Il sesso, inutile girarci intorno, rilassa. E se dobbiamo essere del tutto sinceri, preferirei non arrivare a un allenamento pesante o a una gara importante troppo rilassato. Un pizzico di sana tensione pre-gara, quel brivido di adrenalina che ti fa stringere i denti, è la benzina che ci serve per dare il massimo quando il cronometro si mette a correre.
La vita, però, è fatta anche di imprevisti. E se la sera prima della gara capita l'occasione... beh, ce ne faremo una ragione! Mal che vada, il giorno dopo daremo la colpa al cronometro, ma con il sorriso sulle labbra.