Un tabagista ha sempre bisogno di due cose. La prima è un buon pacchetto di sigarette in tasca; la seconda è la speranza che, un giorno o l'altro, riuscirà a smettere.
Quando facevo uso di sostanze — perché è così che dobbiamo chiamare la nicotina — ero quello che nel giro si definiva un "buon fumatore": uno di quelli che non rimangono mai senza scorte. Ho fatto i conti con questa dipendenza per 19 anni.
I periodi più belli e spensierati erano quelli in cui non pensavo nemmeno a voler smettere, quelli in cui stavo bene, o in cui il pensiero della dipendenza semplicemente non si era ancora concretizzato. Allora mi godevo le mie boccate di fumo, in pace.
La trappola del vizio e lo specchio della realtà
Poi, però, l'odio per quel vizio tornava a tormentarmi. Un vizio che dilapidava il portafogli, che mi faceva svegliare con la tosse, che mi faceva puzzare come un posacenere, facendomi sentire sempre un po' intossicato. E poi c'erano i pensieri ricorrenti per le persone care che, nel corso degli anni, si erano ammalate.
Tra una sigaretta e l'altra — con una media di circa 25-30 al giorno — trovavo sempre il tempo di scavare nella mia mente. Cercavo di autoconvincermi che questa storia d'amore e odio doveva finire, che potevo farcela. Leggevo articoli motivazionali, testimonianze di ex fumatori, guardavo video su come smettere.
Un giorno, su una piattaforma che ora mi sfugge, ne trovai uno illuminante. Non parlava dei danni alla salute, né era la solita storia di redenzione. Era l'opinione di una persona molto intelligente che, senza mezzi termini, mi stava sbattendo in faccia la realtà: mi stava dando dello sfigato.
Parlava di quanto sia poco moderno il fumatore di oggi: legato a una gestualità e a uno stile vintage risalente agli anni '70 e '80. Un nostalgico che non ha ancora capito che quello che un tempo era considerato un fascino, oggi è largamente percepito come un puzzo insopportabile e un'abitudine fuori tempo massimo.
Un fumatore che si spruzza inutili profumi, che si nutre di sapori scadenti pur sedendo in ristoranti eccellenti, e che perde sempre il momento clou, la battuta interessante o la conversazione giusta perché deve uscire ad accendere una sigaretta.
Il salvavita della mente e la forza dell'attimo
Quando si decide di tagliare con un gesto così radicato nella quotidianità, la nostra mente fa scattare un efficientissimo "salvavita". Basta pronunciare la frase "da domani smetto" per attivare un carosello mentale spaventoso: tutte le feste, gli eventi e le serate che saranno inevitabilmente rovinati dall'assenza della sigaretta.
Cosa farò dopo il caffè? Nelle attese, come le consumerò? Non avrò più la mia pausa lavorativa salvifica, e le grandi cene senza una bionda saranno incomplete.
La verità è che noi non siamo fatti per vivere la vita tutta in una volta; siamo fatti per affrontarla ora per ora, giorno per giorno. Se vuoi smettere, smetti adesso, per oggi. Domani penserai a domani. La vita va vissuta attimo dopo attimo, anche nello sforzo di raggiungere un obiettivo così difficile.
Non fatevi fregare dai "macchinini"
Voglio concludere facendo un accenno alla bellezza dei nostri giovani, a come stiamo finalmente cestinando i vecchi modelli. Vedere ragazzi fisicamente curati che il venerdì sera escono con una bibita naturale in mano — magari perché l'indomani devono allenarsi — e che vivono la socialità in modo sano, libero dalle sostanze, è uno spettacolo per gli occhi.
Peccato che il potente ingranaggio del marketing abbia fiutato il rischio, inventandosi i "macchinini" cinesi colorati che bruciano sostanze chimiche rilasciando un dolciastro odore di fragola e cioccolata: la sigaretta 2.0. Non fatevi fregare.
Smettere di fumare si può. E credetemi: da questa parte la vita è decisamente più bella, più pulita e molto più profumata.
Non si è più prigionieri del pacchetto e dell'accendino. Le tasche sono finalmente libere, e si torna a sentire il vero sapore delle cose, anche nei ristoranti più semplici.